Nell’Archivio Borbone, di cui è stato edito l’inventario sommario nella serie delle Pubblicazioni degli Archivi di Stato (Roma 1961), insieme a molti archivi di ministri, che costituiscono dei fondi strettamente connessi con l’archivio reale, è stato reinserito anche il fondo delle carte Canosa, uno dei più consistenti e più interessanti, non solo per le vicissitudini che il fondo, ora conservato a Napoli, ha subito prima di trovare un’idonea collocazione, ma anche perché delinea le caratteristiche della personalità del Canosa e la sua non comune “grafomania“.

La parte dell’archivio del principe di Canosa, Antonio Capece Minutolo, inserita nell’Archivio Borbone, fu ritrovata nella sua casa di Pesaro, ultima dimora del principe.

Ė proprio del ricco patrimonio di scritti lasciato dal Canosa che si occupa Renata Orefice nel suo Le Carte Canosa nell’Archivio Borbone (Estratto dall’«Archivio Storico per le Province Napoletane» Terza serie, vol. I 1961). L’autrice traccia in una breve introduzione il profilo del principe di Canosa, nato a Napoli nel 1768, e lo definisce come «uno dei più tenaci sostenitori dell’ancien regime, legato ai privilegi baronali ed ecclesiastici di cui fu un accanito fautore

Dopo aver cercato di impedire la proclamazione della Repubblica partenopea il principe, costretto a nascondersi, fu catturato, imprigionato in Castel S. Elmo, condannato a morte e salvato dal cardinale Ruffo. Tuttavia, per la sua condotta intransigente fu nuovamente rinchiuso in carcere e subì un processo intentatogli dai Borboni. Condannato a cinque anni di reclusione, fu rimesso in libertà nel 1801. Instaurato il governo francese a Napoli nel 1806, il Canosa seguì i Borboni in Sicilia, iniziando un’intensa attività, rivolta anche a reclutare armati per la riconquista del regno.

In seguito, al ritorno nel Regno, il Canosa fu nominato ministro di Polizia, ma la sua azione rigorosa ed intransigente gli procurò opposizioni tali da farlo subito destituire dalla carica nel 1816. Costretto a vivere lontano dalla cosa pubblica fino al 1821, si dedicò a riversare negli scritti i suoi pensieri e le sue ribellioni. Gli fu assegnato nuovamente l’incarico nel 1821, ma l’opposizione delle Potenze della Santa Alleanza indussero Ferdinando I a rimuoverlo di nuovo dalla carica e a consigliargli l’allontanamento dal Regno.

«La vita in esilio contribuì a far assumere al Canosa» – scrive l’autrice – «quell’atteggiamento di lotta ad oltranza contro i liberali e contro i governi che ne seguivano le idee, che egli mantenne fino alla fine, divulgandolo in memorie, libelli, articoli ed opuscoli che testimoniano la sua indole intemperante ed esuberante, il suo temperamento avventuroso, le sue idee ed i suoi sentimenti». Scacciato dalla Toscana nel 1830 perché ritenuto “indesiderabile“, dal 1831 al 1834 collaborò attivamente al giornale La Voce della Verità. Dopo aver lasciato Modena nel 1834, dove era riuscito ad entrare nelle grazie del duca Francesco IV che lo aveva nominato suo consigliere, si ritirò a Pesaro dove morì il 4 marzo 1838.

«Per quanto eterogenee per il contenuto» – scrive nell’introduzione alla raccolta Renata Orefice – «le carte Canosa meritano di essere illustrate particolarmente perché offrono un quadro fedele del carattere dell’uomo divenuto preda dell’ossessionante mania di scrivere per difendersi e giustificarsi e di servirsi di tutti i mezzi, attraverso una fitta rete di corrispondenti e di spie, per inserirsi negli affari interni del regno e per tener sempre sveglia, nei suoi riguardi, l’attenzione degli uomini politici, suoi contemporanei».

Nell’ordinamento generale dell’Archivio Borbone, le carte del principe di Canosa costituiscono ventinove unità archivistiche (nn. 722-750) che nel lavoro della Orefice sono divise in: Scritture sull’attività privata e politica del Canosa a. 1804-1836 (n. 722-728); Memorie diverse di natura politica, economica, finanziaria, con libelli e opuscoli dal 1797 al 1836 (n. 729-732); Componimenti poetici e satirici, stampe, appunti di ogni genere a. 1801-1837 (n. 733).

Infine, viene indicata la fitta corrispondenza – corredata di allegati dei più svariati argomenti, a. 1802-1838 (n. 734-748) – che il Canosa ebbe con diversi personaggi dell’epoca borbonica, i quali sono stati raggruppati e distinti cronologicamente – conclude l’autrice – «al fine di rendere più agevole il lavoro dello studioso nell’interpretazione del dialogo che il Canosa intrecciò dalla forzata lontananza, con tutte le forze vive della reazione napoletana».

Giosita Varriale

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