● Raccolta iconografica del Principe di Canosa

Ritratto risalente al breve periodo in cui il Canosa ricoprì per la prima volta la carica di Ministro di Polizia (dopo il 1815). L’Autore gli ha posto nella mano destra, a scopo identificatorio, una lettera a lui indirizzata, mentre la sinistra sorregge la spada. L’espressione è meno intensa del precedente, ma serena e decisa. Gran Croce e fascia conferitegli da Ferdinando VII di Spagna sono in piena evidenza. (Collez. priv. Capece Minutolo).

Ritratto certamente posteriore alla missione del Canosa presso Ferdinando VII per perorare la causa della restaurazione della dinastia borbonica a Napoli contro le pretese di Gioacchino Murat. Il Canosa è raffigurato in abito militare, decorato della Gran Croce della Concezione Immacolata, concessagli dal monarca spagnolo «in premio del suo decisivo attaccamento alla Casa di Borbone» e «della sua inimicia a tutti coloro che si dicono Bonapartisti» (da Walter Maturi, Il Principe di Canosa, Firenze, 1944, pag. 141) con relativa fascia celeste-bianco-celeste. (Collez. priv. Capece Minutolo). L’immagine ben rappresenta il carattere risolutivo e volitivo del personaggio.

In tutti i ritratti successivi il Canosa è raffigurato con questa onorificenza cui teneva moltissimo.

Nel dipinto il Canosa è ritratto, con la moglie Teresa Galluccio dei duchi di Toro e col figlio Fabrizio, seduto al tavolo di lavoro mentre poggia la destra su un libro e stende la sinistra in un gesto di eloquio. La moglie gli è accanto in piedi e tiene per mano il figlioletto che impugna uno spadino. Sullo sfondo un tendaggio e scaffalature di libri. Di ottima fattura il quadro, attribuibile alla pittrice di Corte Angelica Kauffmann, famosa ritrattista di scuola neoclassica, dà al Canosa un atteggiamento ispirato. Notevole l’idealizzazione del personaggio. (Collez. priv. Capece Minutolo).

            Nota: Il Canosa, nel 1821, ad un anno dalla morte della Galluccio, sposò in seconde nozze Anna Orselli da Pisa, dalla quale ebbe due figlie e un figlio. Morta la seconda moglie nel 1836, ebbe compagna e forse moglie Teresa Gabellini che lo assistette amorevolmente fino alla fine dei suoi giorni.

È inserita a sinistra del frontespizio de L’Utilità della Monarchia nello stato civile. Orazione diretta contro i Novatori del Secolo di Antonio Capece Minutolo dei Principi di Canosa, Accademico Forte, e fra i Sinceri dell’Arcadia Reale Isocrate Larissio. Dedicata all’Eminentiss. Cardinal di S. Chiesa Stefano Borgia. E recitata nell’Adunanza generale di essi Accademici tenuta al dì 5 giugno del 1796, Napoli, 1796.

L’immagine è racchiusa in cornice ovale su base rettangolare su cui la scritta: Antonius Capycius Minutulus ex princibus Canusii MDCCXCVI,  e reca in basso, sulla sinistra uno scudo con lo stemma dei Capece Minutolo su cui è poggiata una spada e sulla destra alcuni libri, riferimenti evidenti al casato e alle qualità di cavaliere e di studioso del Canosa. Evidente la derivazione dell’incisione dalla minatura di cui al n. 2, rispetto alla quale risulta speculare.

L’incisione fu riprodotta per la prima volta dal Croce nell’Album celebrativo del Centenario della Repubblica Partenopea. Il solo ritratto con la cornice è stato inserito in sovracopertina in Silvio Vitale, Il Principe di Canosa e l’Epistola contro Pietro Colletta, Napoli, Berisio, 1969.

Lo stemma, che nell’incisione appare semplificato, è, in araldica, “di rosso, al leone di vaio, con testa, coda e zampe d’oro”.

È una delle prime immagini del Canosa, databile tra il 1795 e il 1796, epoca in cui il giovane aristocratico napoletano, dopo aver compiuti approfonditi studi di teologia, filosofia, storia e diritto, sulla scorta della letteratura latina e greca, nonché riflettendo sulle opere più recenti degli scrittori d’Oltralpe, dà alle stampe le prime sue opere. (Collez. priv. Capece Minutolo)