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Miniatura del Canosa in abiti civili (Collez. priv. Capece Minutolo). Dovette essere eseguita all’epoca della pubblicazione del “Ritratto” di A. M. Ricci.

Canosa in abito militare nell’atto di scrivere. Il disegno,  evidentemente tracciato direttamente sulla pietra litografica, una volta stampato risultò rovesciato: la fascia va da sinistra a destra e la mano che scrive è quella sinistra. (Collez. privata)


Nel dipinto il Canosa è ritratto, con la moglie Teresa Galluccio dei duchi di Toro e col figlio Fabrizio, seduto al tavolo di lavoro mentre poggia la destra su un libro e stende la sinistra in un gesto di eloquio. La moglie gli è accanto in piedi e tiene per mano il figlioletto che impugna uno spadino. Sullo sfondo un tendaggio e scaffalature di libri. Di ottima fattura il quadro, attribuibile alla pittrice di Corte Angelica Kauffmann, famosa ritrattista di scuola neoclassica, dà al Canosa un atteggiamento ispirato. Notevole l’idealizzazione del personaggio. (Collez. priv. Capece Minutolo).
Nota: Il Canosa, nel 1821, ad un anno dalla morte della Galluccio, sposò in seconde nozze Anna Orselli da Pisa, dalla quale ebbe due figlie e un figlio. Morta la seconda moglie nel 1836, ebbe compagna e forse moglie Teresa Gabellini che lo assistette amorevolmente fino alla fine dei suoi giorni.

Pregevole incisione di Cecilia Bianchi, romana. È inserita a sinistra del frontespizio de L’Utilità della Monarchia nella stato civile. Orazione diretta contro i Novatori del Secolo di Antonio Capece Minutolo dei Principi di Vanosa, Accademico Forte, e fra i Sinceri dell’Arcadia Reale Isocrate Larissio. Dedicata all’Eminentiss. cardinal di S. Chiesa Stefano Borgia. E recitata nell’Adunanza generale di essi Accademici tenuta al dì 5 Giugno del 1796, Napoli, 1796.
L’immagine è racchiusa in cornice ovale su base rettangolare su cui la scritta: antonius capycius minutulus ex principibus canusii mdccxcvi, e reca in basso, sulla sinistra uno scudo con lo stemma dei Capece Minutolo su cui è poggiata una spada e sulla destra alcuni libri, riferimenti evidenti al casato e alle qualità di cavaliere e di studioso del Cnosa. L’incisione fu riprodotta per la prima volta dal Croce nell’Album celebrativo del Centenario della Repubblica Partenopea in SILVIO VITALE, Il principe di Canosa e l’Epistola contro Piero Colletta, Napoli Berisio, 1969.
Lo stemma, che nell’incisione appare semplificato, è, in araldica, “di rosso, al leone di vaio, con testa, coda e zampe d’oro”.

La linea genealogica dei Capece Minutolo sembra generata da un personaggio di tale casato, così chiamato perché piccolo di statura. Si ha memoria di un cardinale Giovanni, detto Minutulus nel 1061 e durante il regno di Manfredi si trovano molti cavalieri del re con tale cognome. I Minutolo hanno goduto nobiltà nel Seggio di Capuana a Napoli e a Messina e Capua. Lo svolgimento genealogico dei Minutolo può sintetizzarsi in tre linee: quella di Canosa, quella di San Valentino e quella di Bugnano.
La prima è quella dei principi di Canosa, titolo avuto nel 1712 per i soli discendenti maschi primogeniti. La seconda riguarda i duchi di San Valentino di Casapozzana dal 1660 e la terza linea fu decorata nel 1852 del titolo di marchese di Bugnano, ereditabile dai soli maschi primogeniti, di patrizio napoletano per tutti i maschi e uso del predicato “dei duchi di San Valentino”. Spesso negli atti d’archivio vengono chiamati Capece Minutolo del Sasso, predicato quest’ultimo del ducato concesso ad Achille, maestro di campo, che il 6 settembre del 1634 combattè nella battaglia di Nördlingen – in Baviera – sotto il comando del generale Galasso. Le più antiche notizie risalgono a Marino Capece, originario di Sorrento, conestabile al tempo dell’imperatore d’Oriente Alessio I Comneno (1081-1118).
(da “Le grandi famiglie di Napoli” di Nicola della Monica (Newton & Compton Editori, Roma ottobre 1998) Le notizie più recenti che riguardano i Capece Minutolo nei distinti rami sono presenti nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, curata e pubblicata dal Collegio Araldico di Roma.